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  laboramente [ Laboratorio di idee dei giovani toscani per la margherita ]
         

Il primo argomento di cui mi piacerebbe discutere prende spunto da un’intervista a Zapatero pubblicata il 15 ottobre sul Corriere della Sera, che spero alcuni di voi abbiano avuto modo di leggere.

Tra le risposte del Leader socialista spagnolo una in particolare ha sollecitato la mia riflessione.

Quando Zapatero viene invitato a parlare dei rapporti con la Chiesa dopo il varo della legge sull’estensione dei diritti e doveri matrimoniali alle coppie omosessuali, il Primo Ministro spagnolo cerca, anche nelle successive risposte, di spiegare la coerenza di fondo della sua opera di governo, che intende promuovere processi liberali e riformisti e nei quali le pacs ( termine generico ) non sono altro che un tassello del progetto più ampio di estensione dei diritti di uguaglianza a tutta la cittadinanza, all’interno di una più ampia volontà modernizzatrice che investe l’intera società, dall’economia al welfare.

Ora mi chiedo e chiedo a voi, la coerenza di fondo manifestata da Zapatero, sulla quale aspetto comunque conferme, può in qualche modo giustificare scelte importanti di carattere etico e valoriale, al fine di operare coerentemente per lo sviluppo di un intero paese?

La politica italiana ormai caratterizzata : da schieramenti così variegati, da decisioni trasversali, basate più sul fatto che determinati interessi particolari economici e religiosi sono difesi sempre e comunque, a dispetto di chi governi, da partiti soggetti a leadership forti, nei quali l’elaborazione politica ha ormai abdicato a favore dell’assenza di formazione e ad un certo dirigismo romano che produce o politici che sanno poco di problemi reali, o tecnici che non sanno niente di politica. Tale scenario può risultare compatibile con le moderne e pressanti esigenze di un sistema economico e sociale in stallo se non in crisi?

Mi spiego meglio, non notate che il problema maggiore sia l’assenza di un progetto?
Zapatero in un certo senso dice” Il matrimonio alle coppie omosessuali non è il tutto, ma solo una minima parte del progetto,  coerente con una volontà politica precisa.” e nella logica dell’alternanza non butta via quanto fatto di buono da Aznar nell’interesse generale.

Senza scendere nel merito della politica spagnola ( io non sono un grande ammiratore del leader spagnolo e tanto meno delle pacs  ) credo che il nostro paese prima o poi dovrà scegliere strade diverse dai soliti compromessi stile anni ’80 e fare scelte difficili e impopolari, ma soprattutto coerenti con un progetto politico complessivo. Magari su scelte come quelle di Zapatero posso pure scendere in piazza, è un mio diritto, ma allo stesso tempo è diritto di un governo, dopo aver ascoltato, di proseguire per la sua strada, soprattutto, se quanto promuove è coerente con il programma per il quale è stato votato dalla maggioranza degli elettori.

L’Italia deve prendere delle decisioni, energia, infrastrutture, pubblico impiego e pensioni non possono attendere più, e non credo che nessuno degli attuali schieramenti possa essere incisivo su argomenti come questo.

Questo è il paese nel quale i Comuni hanno una storia millenaria, lo Stato Nazionale circa 150 anni e la Repubblica una sessantina, è lo Stato nel quale hanno preso vita le prime corporazioni dei mercanti, degli artigiani e via discorrendo…
Ecco non è più tempo di divisioni, ma ancor meno di compromessi!!!!!!

Ciao Marco


15 novembre 2006

Nuovo decreto legge sul quantitativo massimo di cannabis

Il ministro della Salute Livia Turco ha emanato ieri, in accordo con i Ministeri della Giustizia e della Solidarietà sociale, un decreto con il quale viene innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis che può essere detenuto per uso esclusivamente personale.
Livia Turco è una brava persona. Mi ha fatto tenerezza quando in TV, un po' di tempo fa, ha dichiarato di sentirsi in un conflitto di interessi domestico, sottoposta a pressione dai faigli che le fanno notare la rigidità della legge Fini-Giovanardi, e lei che invece sarebbe per un proibizionismo totale sulle droghe. Mi ha fatto tenerezza perché è venuta fuori la mamma, preoccupata per la salute dei figli e per l'ambiente in cui vivono. In realtà, a ben vedere, questo aspetto della Turco è presente in una legge che, sostanzialmente, non modifica affatto la precedente, a parte il raddoppio della quantità. Mi verrebbe da malignare sulal quantità di figli dei politici che eviteranno il carcere grazie a questo provvedimento, ma risparmiamocela per questa volta. Dunque, la Turco si è esposta da un lato all'ira della Destra, e dall'altro alle istanze degli antiproibizionisti che la giudicano una manovrina leggera leggera che non va verso la liberalizzazione della droga tanto auspicata. Chi esulta è Caruso, che afferma di aver piantato semi di marjuana nelle fioriere di Montecitorio. Dopo aver visto Cicciolina in Parlamento, Caruso non mi fa poi molto effetto, ma la responsabilità di un Partito che porta questo tizio e un Luxuria (ex-post, o meglio post comparazione di gambe con la Santanché; ex-ante, mi poteva stare anche bene quest'ultimo) sugli scranni è grave. Ora questo possidente terriero-difensore degli oppressi (come dire: un cacciatore del WWF) non vede l'ora di partecipare alla manifestazione del 25 novembre in cui alcuni dissacratori si dedicheranno alla coltivazione della cannabis in varie piazze d'Italia. Personalmente, spero che li arrestino tutti; ma c'è da temere che poi si leverebbero i soliti gridi buonisti e le levate di scudi sinistroidi.
E' comunque evidente che questo sta diventando un Paese ad uso e consumo di una massa dei drogati, che hanno anche la loro bella rappresentanza in Parlamento come testimoniato dalla recente inchiesta de Le Iene. E se portarsi 30 spinelli (corrispondenti ai 1000 mg i cui sopra) a giro è cosa da considerarsi normale, lo è senz'altro consumare ecstasy in discoteca o farsi una spippatina di coca in alcun dove. E che c'è di male, sostengono i fautori della droga libera: anche l'alcool fa male. Vero. Del resto, senza farsi del male questo popolo di imbelli non sa stare, perciò lasciamoli fare. Tutto, pur di fuggire dalla realtà; abbasso la famiglia, arcaica rappresentazione di un mondo che non c'è, soppiantata dai pacchi di Affari Tuoi, ma non toccatemi la maria!
Stiamo producendo una generazione di gonzi, intabarrati nella falsa idea di un godimento facile ed immediato della vita, e tranquillizzati da tutta quella serie di produzioni di massa fatet ad arte per non farli sentire troppo imbecilli. Non ti fai le canne? Eh, ma sei un bacchettone, un asociale, un banale. Uno che studia molto è un secchione, mentre Costantino, che va in TV col pettino di pollo depilato e con le sopracciglia curate, quello sì che è un gran figo. Nel frattempo, ad opera di un altro branco di rampolli, che si sono fatti le ossa in Albania, in Cina, in Senegal, stiamo pian pianino perdendo la quota di ricchezza mondiale guadagnata in anni di sudore della fronte.
Mi consola che quando ci sveglieremo dal torpore del trentesimo cannone legale, e ci accorgeremo della brutta sorte verso la quale ci stiamo allegramente precipitando, qualche illuminato dirigente politico legalizzerà l'eroina: e allora sì che potremo rituffarci nell'ammorbante estasi dello sballo...senza pensieri, senza problemi....LOBOTOMIZZATI. Così.
alessio




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27 ottobre 2006

GIU LE MANI DALLA RESISTENZA

Giù le mani dalla Resistenza

 

A Porta a Porta del 26 ottobre, Vespa ha dato spazio a Pansa e al suo ennesimo libro contro la Resistenza partigiana.

Se riusciamo a guardare dietro alle posizioni storiche dei partecipanti al dibattito (divertente, per così dire, La Russa che lascia intendere come i partigiani in realtà siano stati dei mezzi-delinquenti, contro i poveri fascisti che aspiravano alla democrazia), e a sfrondare l'operazione mediatica da una serie di fronzoli, la mia riflessione è che dobbiamo capire quale sia il messaggio subdolo che si vuol fare passare.

Praticamente, Pansa utilizza due grandi argomenti: 1) la Resistenza è stata costellata di episodi violenti e sanguinari, e 2) i Comunisti che vi parteciparono volevano in realtà instaurare in Italia la Rivoluzione bolscevica.

Sul primo punto, io non ho alcun problema a dire che Pansa ha ragione. La Resistenza è, di fatto, costellata di episodi non proprio luminosi. E Pansa si attacca al fatto che la vulgata di essa, dal Dopoguerra ad oggi, non ne parla volentieri (quella di sinistra, s'intende). Cosa, probabilmente, altrettanto vera.

Io sono invece perché si parli delle razzie, delle foibe e di tutto il resto. Ma non accetto il modo con cui uno come Pansa, che è esperto del mezzo, e capisce che le parole hanno un loro peso, lo fa. La sua, per come è congegnata, non mi sembra un'opera di onestà storica; invece, mi sembra un chiaro tentativo di divulgare, assieme alle notizie, un bel po' di fumo che faccia lacrimare gli occhi che brillano ancora di fronte alla luce della Resistenza. E dunque, assieme alle verità storiche, si permette di inoculare, sullo sfondo, la sensazione che fosse difficile stabilire chi, fra partigiani e fascisti, stesse dalla parte della ragione e chi no. Questo, non lo possiamo accettare. Mio nonno è stato partigiano e comunista. Ha deposto, come la maggior parte dei partigiani, le armi alla fine della guerra, con la speranza che sarebbe stata la storia, e con essa il Sole dell'Avvenire, a fare giustizia dei "vinti". Ne ha impedito anche il linciaggio, in qualche caso, da parte di persone che avevano, magari, avuto il figlio o il padre ucciso, o deportato, o bastonato (un esempio di quegli episodi oscuri di cui parla Pansa....ma quello che chiedo a chiunque legga quest'articolo è: come avresti reagito, tu? Bisogna viverle, le tragedie, per capire come si reagisca al dolore; e quelli che si indignano delle azioni come questa sono poi i primi a invocare la pena di morte, oggi, per lo stupro di una bambina). Talmente sicuro di essere dalla parte del giusto, da non aver paura di un ribaltamento della prospettiva. Che invece è avvenuta; al punto tale che dopo la sconfitta nelle elezioni DEMOCRATICHE (sì, perché qualcuno, prima, non permetteva che fossero democratiche), si è ritrovato ai "posti di comando"  diversi dei suoi precedenti aguzzini. Sì, gli episodi opachi ci sono stati. Ma è una vera vergogna far passare il concetto che non siano stati casi da inscrivere all'interno di un movimento pulito, e “dalla parte giusta”, bensì ciò che dovrebbe invece connotarlo negativamente. Come, che so, parlare male dell’intervento americano in Europa contro Hitler per via degli stupri di qualche soldato su donne tedesche, oppure dei bombardamenti a tappeto sulle città.

L'operazione è vile; incentrata sulla pagliuzza nell'occhio, invece della trave. La trave della storia, che dice che il movimento comunista, che si cullava, è vero, nella speranza della Rivoluzione proletaria, in realtà abbia collaborato sempre con la democrazia, accettandone le regole anche quando gli esiti di queste apparivano inconciliabili con gli ideali per cui si era battuto. E credetemi, so di cosa parlo; degli ultimi anni di vita di mio nonno, ricordo un uomo stanco e deluso della piega degli eventi, un uomo che dopo aver perso sette centimetri di gamba sotto le bombe, constatava la fine dell'ideale comunista e le pieghe antidemocratiche verso le quali tendeva (innegabilmente) questo Paese. Uno come Pansa non può spacciarsi come difensore della verità, quando fin dal nome del suo libro, "La grande bugia", è evidentissima quale sia la ragione di marketing editoriale che ne permea lo scritto. Uno come La Russa, che fra i suoi elettori ha chi inneggia a Berlusconi come al Duce, dovrebbe ogni tanto ricordare, se vuol fare il difensore della verità, come, se avessero vinto i suoi eroi, a un cittadino non sarebbe stato possibile uscire all'aperto e schierarsi contro l'opinione di regime. E' in questo che la Resistenza e i suoi ideali dovrebbero sopravvivere, e quindi ritengo che abbiano sbagliato, anche se magari in buona fede, quei giovinotti dei Centri Sociali che hanno interrotto, a Reggio Emilia, la presentazione del libro cantando Bella Ciao: prendendosi torto, facendo apparire Pansa come un martire, e pure facendosi tacciare di "fascisti" dai partigiani presenti all'evento. Ma la difesa storica della Resistenza è un dovere che spetta a tutti noi; perché il tempo è, sì, galantuomo, ma nel mondo esisteranno sempre persone non molto galanti, disposte ad approfittare di esso per cancellarne le verità.

 

Alessio Falorni

Responsabile economia

Margherita Empolese-Valdelsa




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24 ottobre 2006

RELAZIONE ANNUALE SUL CONSUMO DI STUPEFACENTI PRESENTATA DAL MINISTRO FERRERO di Marco Donati

Un'altra questione di cui avrei piacere di discutere, riguarda la relazione annuale sul consumo di stupefacenti presentata il 13 luglio alla Camera dal Ministro Ferrero.
Sollecitato sull'argomento dal mio caro e attento amico Riccardo Clementi, ammetto di doverlo ringraziare per aver sollecitato il mio interesse sull'argomento, che si prospetta difficile e complesso, ma ancor più necessario di di essere approfondito per i danni che sta provocando tra la popolazione giovanile.
L' abuso di stupefacenti e di alcol tra i giovani in età scolarizzata sta ormai raggiungendo livelli preoccupanti.
Il dato che più incide, e che richiede maggiore attenzione, e la diminuzione della percezione del rischio per la salute, derivante dal consumo di alcune sostanze.
Per essere più chiari, sta diminuendo tra i giovanissimi, la consapevolezza che faccia male consumare droga o alcolici, ed inoltre, cosa ancora più grave, l'idea che il tutto possa essere ricompreso nella convinzione dell'autocontrollo, ovvero "smetto quando voglio".
 
Se questi fenomeni siano frutto di un disgremamento della società e del sitema educativo non lo so, ma è certo che la famiglia come luogo principale di confronto e dialogo tra genitori e figli, necessita di un sostegno che ogni giorno si fa più stringente.
 
Marco Donati




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24 ottobre 2006

LA COERENZA CON LA C MAIUSCOLA di Marco Donati

Il primo intervento su questo blog, da parte del sottoscritto, cercava di rimarcare un aspetto importante del agire politico : la Coerenza con la C maiuscola.
Per questo mi piace ricordare oggi quanto promosso da Marco Follini.
Con la nascita del suo movimento Follini non vuole creare l'ennesimo partito politico italiano.  L'Harry Potter della politica italiana, come è stato definito da qualcuno per i suoi occhiali a forma rotonda, ha sempre svolto volontariamente il ruolo di "suggeritore" o meglio di spalla del leader Udc Casini, senza mai ambire a scavalcarlo e cercando di favorire l'elezione di quest'ultimo allla carica di Presidente del Consiglio. Tutti ricorderanno quando, unico nel centrodestra, ebbe il coraggio di dire a Berlusconi, in diretta, che per lui non era la miglior scelta come candidato premier del centrodestra alle politiche 2006.
Marco Follini fattosi così carico di uno scomodo ruolo antiberlusconiano, ha cercato in ogni modo di convincere il suo partito ad una corsa  solitaria alle politiche 2006, che come tutti sappiamo non è avvenuta e si è successivamente, e quasi autonomamente, distaccato da un progetto che non sente più suo.
Benchè ancora oggi si dichiari lontano dal centrosinistra e dal progetto riformista del Partito Democratico, devo riconoscere, a questo politico dalla battuta tagliente e dallo sguardo furbo, di meritare il rispetto di tutti noi e ammetto di sperare in futuro di poterlo trovare assieme al Centro-sinistra in un percorso che modifichi parte degli schemi politici attuali.
 
Come avverà sempre in questo blog le opinioni di ciascuno sono strettamente personali e utili allo svolgimento di un dibattitto aperto. Quando verranno postati documenti condivisi da più persone questo verrà esplicitamente indicato.
 
Marco Donati




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18 ottobre 2006

Articolo di Giachetti sul tesseramento - tratto da Europa

Caro Direttore,

hai spesso avuto la bontà di ospitare il mio pensiero su argomenti legati all’attualità politica, non di rado lo hai fatto nonostante le mie posizioni non fossero allineate a quelle prevalenti nel partito. Torno a chiederti spazio, ma questa volta non certo con l’intenzione di affermare una verità assoluta e neanche con un canestro pieno di certezze come quello che in molti in queste ore sembrano portare sotto il braccio. Mi interessa, invece, provare a riflettere sul tema “tesseramento” senza nascondermi dietro imbarazzanti scuse ed allo stesso tempo senza unirmi al coro di coloro che gridano allo scandalo.

Vorrei fare una premessa. Chiara. Diretta. Non mediabile. Sono ormai quasi 5 anni che ho l’onore di fare il Coordinatore romano della Margherita. Anche grazie a questo ho avuto la fortuna di essere protagonista di molti momenti importanti della vita politica, anche grazie a questo ho potuto tornare per la seconda volta in Parlamento. Poiché chi ha responsabilità politiche può bearsi degli onori, al contempo deve assumerne tutti gli oneri. Ergo, in quanto Coordinatore romano della Margherita devo essere considerato il primo, anche se non unico, responsabile di eventuali incongruenze, difetti, storture del tesseramento che ha riguardato il partito in questi anni. Ne assumo intera la responsabilità e come elemento di “ingresso” chiedo scusa a tutti coloro che sono stati vittime di errori.
Questo chiarimento mi consente di poter dire alcune cose che penso senza che nessuno possa intendere nelle mie parole il tentativo di fuggire dalle mie responsabilità.
I 4 casi ormai noti trattati da “Striscia la notizia” erano casi romani, ma da quel che ho letto in questi giorni altri si sono verificati anche altrove.
Io mi auguro che effettivamente il numero di “errori” sia davvero limitato perché, per quanto sgradevole, potrebbe essere considerato come un elemento “non rilevante” rispetto ad un tesseramento per il resto realizzato secondo le regole e gli statuti.
Ma questo è di per sé sufficiente a chiudere la riflessione al nostro interno sugli effetti di un sistema di adesione che esalta la “rincorsa” alla tessera? Ed anche: questo è sufficiente per invocare “una testa un voto” come vera panacea alle storture del tesseramento?
In realtà io penso che ci sia un po’ di vero nell’una e nell’altra posizione e, contemporaneamente, vi sia in entrambe una dose di strumentalità. Finchè noi non cercheremo di intervenire sul male profondo che colpisce i partiti, e cioè la loro strutturale incapacità di riorganizzarsi in funzione dei cambiamenti della nostra società, rimodellando anche le loro strutture in modo da tornare a motivare la partecipazione e la militanza della gente, qualunque correttivo noi portiamo sarà sempre inadeguato e possibili “degenerazioni” saranno sempre all’ordine del giorno.
I partiti sono bloccati non solo nel modo attraverso il quale prevedono l’adesione (qualcuno con qualche sistema più raffinato, qualcuno meno), ma lo sono soprattutto nella loro volontà/capacità di semplificare, facilitare, motivare, stimolare la partecipazione della gente alla vita di partito. Illuminati appelli, grandi proclami, assolute disponibilità vengono distribuiti sostanzialmente solo in prossimità di campagne elettorali ed in funzione della raccolta di consensi, che quasi sempre hanno il principale fine di rendere intangibili, indisponibili, impenetrabili i livelli reali di coinvolgimento all’interno dei partiti: ruoli di responsabilità, candidature, incarichi etc.
Il tema della sostanziale “marginalizzazione” delle donne, ma se consentito molto di più ormai dei giovani nella struttura e nella vita dei partiti, è un limite che non solo risponde ad un deciso spirito di autoconservazione da parte delle attuali classi dirigenti, ma –cosa ancor peggiore- rappresenta la fotografia plastica della ormai cronica distanza dei partiti dalla società.
Il sistema di adesione, il tesseramento, è solo una parte –seppur non marginale- di questa situazione.
E vorrei non essere frainteso. Io ritengo la funzione dei partiti essenziale e irrinunciabile in qualsiasi sistema democratico, e tutti noi sappiamo quanto l’esistenza di partiti storici sia stata determinante per la crescita e lo sviluppo del nostro paese. Ma ci siamo mai chiesti come mai ormai praticamente nessuno dei partiti rappresentati in Parlamento, corrisponda più in termini nominali a quelli esistenti 10 o 15 anni fa? I nomi sono cambiati perché tutti, ripeto tutti, si sono resi conto che molte sigle per ragioni diverse (caduta muro di Berlino, Tangentopoli etc. etc.) non avevano più senso, o meglio, non erano più in sintonia con il sentimento delle persone, degli elettori. Cha dal popolo arrivava una evidente richiesta di cambiamento, di novità, di modernità. Il problema è che questo cambiamento è stato realizzato molto spesso quasi esclusivamente nelle sigle e molto meno nella organizzazione, nella spinta ad immaginare strutture nuove e più adeguate anche alla vita pratica delle persone. Se il tesseramento è ancora, sostanzialmente, la struttura portante della costruzione di un partito il suo limite, a mio avviso, non sta nelle sempre possibili “degenerazioni” quanto nel suo essere strumento datato che, anche ove praticato perfettamente, non consente una effettiva partecipazione della gente alla vita di partito. Le primarie vengono brandite e tirate per la giacchetta un po’ da tutti ma il messaggio autentico che arriva da quei gazebo è a mio avviso principalmente quello di una decisa richiesta ai partiti di cambiare, di riorganizzarsi, di strutturarsi in modo da garantire effettivamente l’afflusso e la partecipazione della gente, di assecondare un graduale ma indispensabile ricambio che non è, per esser chiari, solo ed esclusivamente generazionale. Dal 15 ottobre del 2006 sono stati fatti dei significativi passi avanti, ma restano ancora assolutamente insufficienti. Il dibattito che si è aperto nel dopo Orvieto sul metodo “una testa un voto” invece che scatenare una guerra tra Guelfi e Ghibellini dovrebbe imporre a tutti di contribuire serenamente ma decisamente alla costruzione di un modello nuovo che superi gli attuali, non per punire questo o quello, questa classe dirigente o quell’altra, questo o quel partito e neanche, lo dico con chiarezza, per promuovere rappresentanti della società civile che in quanto tali sarebbero più puri e migliori di quel vecchio arnese che è la categoria dei politici. In realtà avremmo bisogno che per qualche mese in luogo del “Turchetti diamo fiato alle trombe” si smorzassero un po’ i toni, ci si sedesse in un torno al tavolo cercando di capire con pacatezza ma anche con decisione cosa effettivamente va messo in campo in termini organizzativi affinché il Partito Democratico non sia un nuovo partito ma un partito nuovo. E non sembri paradossale ma io credo che questa classe dirigente se si lascia guidare da un reale spirito costruttivo e dal diffuso amore per la politica, quella con la “A” maiuscola, è certamente nelle condizioni di farlo, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, sia a Torino che a Catania.
Immagino che molti ora diranno: sì, ma sugli episodi di “malo-tesseramento” che ha colpito la Margherita, in particolare a Roma, glissi completamente? Non lo farò. Vorrei però che fosse chiaro che io ritengo che vi sia una risposta strutturale al problema che è quella che ho cercato di fornire fino ad ora, ed una contingente alla quale risponderò con poche righe.
Se in due anni il tesseramento per la Margherita passa a Roma da 20.000 iscritti a 50.000, e se peraltro questo non corrisponde ad un duplicamento dei voti nei ripetuti appuntamenti elettorali, è chiaro che qualche problema c’è. Ed è altrettanto chiaro che questo problema va distinto da quello di alcune iscrizioni “false”. E’ un problema aggiuntivo anche se il resto delle iscrizioni, come io mi auguro, saranno tutte non contestate. Il fatto che il partito nazionale abbia deciso di inviare preventivamente una lettera a tutti gli iscritti (iniziativa grazie alla quale sono potute emergere delle incongruenze, se non ci fosse stata la lettera, molti probabilmente non avrebbero mai saputo dell’esistenza di questa stortura come credo capiti in molti partiti) è un fatto molto positivo perché da un lato tende a far emergere eventuali incongruenze, le fa venire alla luce senza reticenze, e dall’altro consente di fare in modo che tutti possano sapere quale è l’effettiva misura di partecipazione diretta al partito. Ho detto e ripeto che sono episodi sgradevoli, molto sgradevoli, ma ripeto che contrasto duramente la linea di chi utilizza questi episodi per gettare discredito sul Partito e sulla stragrande maggioranza di coloro che invece hanno voluto manifestare con convinzione e generosità l’adesione al progetto della Margherita. Da ultima una considerazione: sento crescere da più parti l’idea di procedere al commissariamento del partito in quelle realtà (vedi Roma) nelle quali si sono manifestati questi episodi. Dico chiaramente che sono contrario e che mi batterò con tutte le mie forze perché questo non accada. Tutti sanno infatti che i commissariamenti hanno in realtà la principale funzione di mettere a tacere le cose ed impedire per mesi (molto più spesso per anni) la vita democratica dei partiti, in quanto il Commissario sostituisce gli organi del partito prendendo da solo le decisioni più importanti. Questa decisione ci farebbe tornare indietro di molti anni, sarebbe un rimedio cento volte più grave del danno. Lancio invece una sfida che sarà l’unica vera cartina di tornasole. Chiedo ai livelli nazionali ed a tutta la classe dirigente romana di costruire regole per lo svolgimento dei congressi serie ed adeguate (per intenderci migliori delle precedenti), di costruirle insieme e poi di chiamare i 50 mila iscritti alla partecipazione, magari legando anche le candidature a franche ed aperte opzioni su come deve essere organizzato il partito. Utilizziamo occasioni nelle quali oltre che contarsi sia possibile anche confrontarsi. Vediamo quale sarà la partecipazione e in quel momento, ma solo dopo quel momento, saremo in grado di avere una misura reale di chi siamo e di quanti siamo. Non è solo una sfida a noi tutti, è anche il tentativo di trasformare episodi deteriori (che ripeto mi auguro rimangano isolati) in un grande rilancio della Margherita a Roma e, perché no, un possibile importante contributo alla costruzione del Partito Democratico.




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18 ottobre 2006

Intervento del Ministro Fioroni sulla questione Scuola Araba - tratto dal Corriere della Sera di oggi

Corriere della Sera


Fioroni pronto ad autorizzare la scuola araba
Annachiara Sacchi
18-10-2006

MILANO—«Siamo pronti ad autorizzare la scuola araba». Il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, sblocca la vicenda dell’istituto italo-egiziano aperto il 9 ottobre con un blitz e chiuso dal prefetto dopo tre giorni di lezione. Via libera a sorpresa, dopo dieci giorni di dibattiti infuocati, con il caso discusso in Parlamento, interventi di politici e intellettuali. Ora i requisiti ci sono, programmi e docenti sono sotto osservazione, non c’è più motivo di indugiare. Si riparte. «Non appena il Comune avrà espresso parere positivo sull’idoneità dell’edificio ». Era stato lo stesso Fioroni, la scorsa settimana, a bocciare l’elementare e media intitolata a Nagib Mahfuz: «Senza autorizzazione, non si apre nessuna scuola», aveva detto. Da allora, una pioggia di polemiche, manifestazioni davanti all’istituto, l’annuncio di ricorso al Tar contro il blocco delle lezioni, decine di verifiche e sopralluoghi, cento bambini a casa in attesa di conoscere il loro destino. Tutto fermo fino all’annuncio di ieri. Con Fioroni impegnato a «interrompere il gioco poco serio dello scaricabarile» per dare una svolta all’istituto arabo di Milano, il primo in Italia. Laico, bilingue, straniero. Fioroni, ieri a Milano per l’assemblea delle province italiane, ha spiegato: «Il direttore scolastico lombardo Mario Dutto incontrerà i rappresentanti del consolato egiziano per l’elenco dei testi da adottare e convocherà i responsabili della scuola per la consegna dei nomi dei docenti. Con questi ultimi adempimenti, il ministero è in grado di procedere all’autorizzazione». La riunione tra Dutto e il console Sherine Maher si è tenuta nel pomeriggio: «È stato un colloquio positivo». Nessun commento in via Ventura. «Aspettiamo, non è ancora finita», dice la direttrice, Lidia Acerboni. Già oggi i responsabili della scuola consegneranno ai vigili del fuoco la nuova certificazione sui lavori eseguiti nell’edificio. Nel pomeriggio, vedranno il direttore scolastico lombardo. Tutto risolto. O quasi. Fioroni lo ha ribadito: «La scuola potrà aprire non appena il Comune, che è l’unico che lo può fare, sbloccherà la pratica sui locali». Poi la precisazione: «Anche in questo caso si seguono le norme che regolano le scuole straniere, che si aprono tutte allo stesso modo, non in base alla provenienza di chi le propone». Ogni anno, i piccoli egiziani dovranno sostenere un esame di idoneità per ottenere il titolo di studi italiano. Apertura a giorni, forse la prossima settimana. «Speriamo», dicono dall’istituto. Se lo augura il responsabile nazionale Scuola dei Ds, Andrea Ranieri: «Il via libera del ministro è un fatto positivo. Questa vicenda ci insegni a considerare l’immigrazione come un fenomeno strutturale e non come un’emergenza». Ranieri lancia un appello al Comune di Milano, «perché non si trinceri dietro inaccettabili alibi». Ribatte l’assessore milanese Mariolina Moioli: «Non c’è stato nessun accanimento, abbiamo seguito le procedure. Appena i vigili del fuoco saranno pronti, consegneremo tutto alla direzione scolastica». Esulta Rifondazione, mentre Stefano Pedica, a capo della segreteria politica dell’Italia dei Valori, commenta: «Fioroni sbaglia, non è con questa scorciatoia che si facilita l’integrazione». Il centrodestra lombardo è compatto. Il capogruppo di An in Regione, Roberto Alboni, commenta: «Fioroni crea un gravissimo precedente». Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, aggiunge: «Fioroni? Speedy Gonzales. La verifica degli insegnanti e dei programmi richiede tempo e attenzione». La Lega continua: «Il sindaco Moratti dica no». Il vicesindaco Riccardo De Corato presenta un’interrogazione a Fioroni: «Mi chiedo se dopo più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico ci siano ancora i presupposti per garantire un regolare percorso formativo agli alunni egiziani. I bambini che frequentano le scuole italiane sono in classe dall’11 settembre. In via Ventura hanno iniziato il 9 ottobre». Le polemiche continuano.




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18 ottobre 2006

Incontro Lucca 19/10/2006 per definizione proposta Corso di Formazione

Ciao ragazzi,
vi confermiamo che l'incontro per provare a definire un corso di Formazione da proporre al Partito  è fissato per il 19 ottobre a Lucca.
ci vediamo alle 21:15 all'uscita dell'autostrada (Parcheggio Mc Donald) mangiamo un boccone insieme e poi continuiamo la riunione alla sede provinciale della Marg in Via Cesare Battisti.

La partecipazione è aperta a tutti!

Un saluto
Antonio
 
Riferimenti
Luca Pighini 3299784605




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18 ottobre 2006

Intervista Zapatero al Corriere della Sera

Il primo argomento di cui mi piacerebbe discutere prende spunto da un’intervista a Zapatero pubblicata il 15 ottobre sul Corriere della Sera, che spero alcuni di voi abbiano avuto modo di leggere.

Tra le risposte del Leader socialista spagnolo una in particolare ha sollecitato la mia riflessione.

Quando Zapatero viene invitato a parlare dei rapporti con la Chiesa dopo il varo della legge sull’estensione dei diritti e doveri matrimoniali alle coppie omosessuali, il Primo Ministro spagnolo cerca, anche nelle successive risposte, di spiegare la coerenza di fondo della sua opera di governo, che intende promuovere processi liberali e riformisti e nei quali le pacs ( termine generico ) non sono altro che un tassello del progetto più ampio di estensione dei diritti di uguaglianza a tutta la cittadinanza, all’interno di una più ampia volontà modernizzatrice che investe l’intera società, dall’economia al welfare.

Ora mi chiedo e chiedo a voi, la coerenza di fondo manifestata da Zapatero, sulla quale aspetto comunque conferme, può in qualche modo giustificare scelte importanti di carattere etico e valoriale, al fine di operare coerentemente per lo sviluppo di un intero paese?

La politica italiana ormai caratterizzata : da schieramenti così variegati, da decisioni trasversali, basate più sul fatto che determinati interessi particolari economici e religiosi sono difesi sempre e comunque, a dispetto di chi governi, da partiti soggetti a leadership forti, nei quali l’elaborazione politica ha ormai abdicato a favore dell’assenza di formazione e ad un certo dirigismo romano che produce o politici che sanno poco di problemi reali, o tecnici che non sanno niente di politica. Tale scenario può risultare compatibile con le moderne e pressanti esigenze di un sistema economico e sociale in stallo se non in crisi?

Mi spiego meglio, non notate che il problema maggiore sia l’assenza di un progetto? Zapatero in un certo senso dice” Il matrimonio alle coppie omosessuali non è il tutto, ma solo una minima parte del progetto,  coerente con una volontà politica precisa.” e nella logica dell’alternanza non butta via quanto fatto di buono da Aznar nell’interesse generale.

Senza scendere nel merito della politica spagnola ( io non sono un grande ammiratore del leader spagnolo e tanto meno delle pacs  ) credo che il nostro paese prima o poi dovrà scegliere strade diverse dai soliti compromessi stile anni ’80 e fare scelte difficili e impopolari, ma soprattutto coerenti con un progetto politico complessivo. Magari su scelte come quelle di Zapatero posso pure scendere in piazza, è un mio diritto, ma allo stesso tempo è diritto di un governo, dopo aver ascoltato, di proseguire per la sua strada, soprattutto, se quanto promuove è coerente con il programma per il quale è stato votato dalla maggioranza degli elettori.

L’Italia deve prendere delle decisioni, energia, infrastrutture, pubblico impiego e pensioni non possono attendere più, e non credo che nessuno degli attuali schieramenti possa essere incisivo su argomenti come questo.

Questo è il paese nel quale i Comuni hanno una storia millenaria, lo Stato Nazionale circa 150 anni e la Repubblica una sessantina, è lo Stato nel quale hanno preso vita le prime corporazioni dei mercanti, degli artigiani e via discorrendo…

Ecco non è più tempo di divisioni, ma ancor meno di compromessi!!!!!!
ciao Marco




permalink | inviato da il 18/10/2006 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



17 ottobre 2006



Ciao Ragazzi,
come promesso eccovi il blog dove provare a discutere, a confrontarci a crescere insieme apportando tutte le Energie Innovative e le competenze politiche/economiche/sociali che ci contraddistinguono

Le ora trascorse insieme a Firenze mi hanno dimostrato ancora una volta che tra di noi ci sono molti TALENTI che non possono non essere valorizzati. Partendo dai nostri talenti dovremmo tentare di creare una rete dove confrontarci e discutere di "alta" politica, pensando al nostro FUTURO e a quello dei nostri figli. Evitiamo, noi per primi farci imbrigliare in schematismi di partito e pensiamo che un contributo libero permette quelle INNOVAZIONI RADICALI di cui il nostro Paese ha bisogno.

Con l'impegno di tutti, son convinto che si potranno raggiungere dei risultati bellissimi!!!

In tal senso, mi auguro che ognuno partecipi attivamente auesto blog invitando gli amici della propria zona che credono, come noi in questo progetto!!!!

Sperano che quesa rete sia l'inizio di yun grande cammino comune vi abbraccio caramente
Antonio

P.S: E' possibile creare diversi argomenti di discussione....a seconda delle competenze possiamo farlo da subito




permalink | inviato da il 17/10/2006 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


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